Fin dalle prime pagine
invece si disvela l’impegno altissimo di un’imponente opera di scrittura - 663
pagine nell’edizione spagnola - percorrendo la quale è possibile rileggere,
insieme al personaggio Franco, un universo di comportamenti umani dentro la
guerra civile, la dittatura, il post franchismo. L’operazione letteraria del
romanzo legittima il rischio di una presunta falsificazione scaturente
dall’intreccio tra libere citazioni biografiche ed autobiografiche, documenti e
memorie personali, testi e discorsi, tutti, invece rigorosamente autentici e
corredati di note, dove la Spagna attuale fa da cornice e supporto critico alla
revisione del sofferto periodo storico contenuto nell’opera.
Nel Prologo l’autore
introduce l’occasione dell’opera. Ernesto Amescua, editore discendente da una
famiglia di editori collaboratori del regime ma figlio di un comunista, propone
allo scrittore Marcial Pombo di scrivere una biografia in forma autobiografica
di Francisco Franco. Marcial, che ha già pubblicato novelle, opere biografiche
e poetiche, proviene da una famiglia proletaria, duramente colpita dalla
repressione durante il regime. Egli stesso incarcerato e torturato, ha
conosciuto all’Università, alla quale “quasi per miracolo” è approdato, Julio,
padre di Ernesto, comunista e oppositore di Franco; da lui negli anni ’50 viene
spinto ad entrare, riottoso e guardingo, nella prima cellula studentesca del
PCE.
Diventato, alla caduta
della dittatura, l’editore di Marcial, Julio gli strappa una promessa di
collaborazione editoriale nella impresa riorganizzata, estesa sino alla
pensione e vi aggiunge tre milioni di pesetas di ricompensa. Dopo la sua
morte, tristissima per Marcial, “come se fosse morta una parte della memoria di
me stesso” e problematica perché, ormai arrivato a sessant’anni, si trova in
ristrettezze economiche, la fede a quella promessa si pone come tramite morale
e di continuità.
Decide di prendere in
considerazione, perciò la proposta piuttosto disinvolta fatta da Ernesto di
redigere una finta autobiografia di Franco, un testo “divulgativo”, scritto
perché i giovani come suo figlio, che non sanno nulla del Caudillo, siano
invogliati a conoscerlo, con il trucco letterario di una autobiografia
simulata. Dovrà immaginare di essere Franco, anziano e in punto di morte, al
quale venga consigliato da una persona fidata di lasciare memoria di sé per i
giovani e la Spagna del futuro. Tratterà Franco – lo rassicura Ernesto – con la
stessa falsa obiettività con la quale Franco tratterebbe sé stesso. Sarà la
prima di una collana di biografie del secondo millennio, nella quale
appariranno Stalin, Hitler, Lenin. Ernesto ha presente il vecchio impegno
economico preso dal padre con Marcial e lo aumenta munificamente smuovendo i
suoi scrupoli di antifascista ancora ferito: 2 milioni di pesetas di
anticipo, in conto a diritti di autore, tre alla consegna dell’originale e la
garanzia di una prima edizione di 20.000 copie.
Il guadagno sarebbe utile a tamponare i continui tributi chiesti dai familiari in particolare, gli alimenti per la moglie divorziata Lucy e le cure della figlia Angela – Angela come Angela Davis – personalità inquieta e fragile, dal disperato bisogno di stabilità e di cure ospedaliere per la disintossicazione dalle droghe.
Come scrivere su Franco
se si proviene da una famiglia di oppressi da lui, da una storia di resistenza
e ricerca di sopravvivenza oltre lui?
Marcial è disorientato:
“mi affidano il corpo di Franco sepolto nella Valle dei Caduti perché lo
resusciti”, confida al suo alter ego riflesso nello specchio della stanza da
bagno, si tratta di resuscitarlo per ammazzarlo e compiere così il sogno di
metà Spagna vinta. A seguire, la finta autobiografia potrebbe aprirsi con una
delle frasi celebri di Franco Mai mi mosse la ambizione del comando, ma
è una tentazione sarcastica che farebbe di Franco la vittima, un martire della
sua scrittura, un vincitore da morto. Questo non potrà essere mai!
La scelta allora è per un
doppio registro autobiografico. Nel primo, segnalato in corsivo, Marcial scrive
come se descrivesse il personaggio storico Franco: sottraendosi alla tentazione
denigratoria, riutilizza lo stile autoincensante del dittatore e cerca di
restituire la sua narrazione postuma della Storia della Spagna e di sé stesso.
Nel secondo compare, in caratteri tondi, a contrappunto delle parole del
generalissimo, un’altra narrazione, fatta in prima persona dal personaggio
letterario Marcial, che offre la sua visione della storia da oppositore del
regime, cita episodi della sua vita personale, le sue sofferenze e quelle di
amici, familiari, combattenti antifranchisti e rivolge domande all’uomo storico
e perciò mortale Franco, prendendosi così una parziale rivincita su di lui
attraverso il potere universale ed eterno della letteratura.
Si tratta di una ardita
invenzione narrativa con la quale Marcial diventa scrittore e personaggio del
suo romanzo e Franco personaggio letterario senza uscire dalla Storia (come
viene ben detto nella quarta di copertina dell’opera edita in Spagna). La
consegna dell’editore non è rispettata che in parte, come Marcial scoprirà
inaspettatamente dopo la consegna del lavoro.
Ernesto Amescua ha,
infatti un’altra visione della Storia, meno morale verso quella del padre e di
Marcial e più aderente ai fatti, come un intreccio casuale di causalità,
passate e come tali inutili da sanzionare; a suo giudizio, passati cento anni,
quando Franco sarà ricordato nei manuali o nei video, non si troverà traccia
dei sentimenti, dolori, odi, paure di coloro che hanno sofferto a causa sua e
dei quali restano solo rumori confusi. La parte in caratteri tondi, dove sta la
vita di Marcel e dei combattenti come lui contro i 36 anni di dittatura, verrà
tagliata.
Marcial osserva la
cartella con la sua opera al centro del tavolo dell’editore e la vede
sgonfiarsi di tutte le anime dell’antifranchismo “per lasciare il generale solo
con sé stesso, un Franco par lui mȇme alla maniera della letteratura
divulgativa francese degli anni cinquanta”. Consapevole di quella incertezza
Ernesto lo induce a pensare agli operatori della storia “obiettivi”, coloro,
pensa Marcial, il cui mestiere è diventato riscrivere il franchismo in modo
asettico, “che eviti l’odore di sangue e di carogna” e sta per contraddirlo
quando l’editore stacca l’assegno non di due, come Marcial si aspettava, ma di
tre milioni di pesetas e lo conforta promettendogli un grande successo
per il libro, “nei prossimi cinque anni una lettura consigliata agli studenti”.
Fallisce anche un ultimo tentativo di salvare almeno le note critiche di
personaggi vicini a Franco come Serrano Suñer, cognato e più volte ministro nei
primi governi, oppure di oppositori come Hidalgo de Cisneros, comandante della
aviazione repubblicana durante la guerra civile e Pilar Jaraiz Franco, nipote del
generalisímo, conosciuta durante la Transizione spagnola come la sobrina
roja.
Marcial accetta
sentendosi incapace di contrastare il vento pacificatore liberato dallo spirito
della Transizione democratica postfranchista, cui anche i combattenti più fieri
del franchismo - soprattutto i suoi compagni comunisti - hanno ceduto,
consapevole che il taglio al suo lavoro rientra nella scelta dell’oblio sul
franchismo e con esso soprattutto sull’antifranchismo, “lo sforzo culturale
etico più generoso, malinconico ed eroico nel quale resistettero un pugno di
donne e uomini”.
In chiusura, l’amaro
sarcasmo di Marcial prevede un’apocalissi della storia per colpa degli storici:
ogni volta che il cittadino del futuro avrà nelle sue mani un’immagine
oggettivata, costruita da manipolatori che distribuiscono le colpe in crudeltà
equivalenti e dimenticano il fragore delle armi iniziale e poi continuo della
lunga dittatura, espellendo come rumori confusi i gemiti e le grida di rabbia e
di terrore che l’accompagnarono, sarà come se Franco emergesse conducendo “uno
spettrale bulldozer nero pronto a interrare più profondamente tutte le sue
vittime di pensiero e parola, di azione e omissione”.
Dimenticare le brutalità di Franco e dei fascisti del suo tempo significa per Marcial/Montalbán perdere i valori dell’antifascismo e giustamente il sottotitolo dell’edizione spagnola recita: “Una novela que recupera del olvido toda la crueldad de una época”
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