La figura di Antoine Manca (1858- 1896) un nobile francese di origine sarda alla base dell’antisemitismo moderno. di Antonio Areddu
Prima
di recensire il libro di Sergio Luzzato, Il primo fascista. Storia e
leggenda di un precursore, Einaudi Torino 2026, pp.517, avente come oggetto
di ricerca la figura di Antoine Manca, marchese di Mores e duca l’Asinara più
conosciuto come de Morès, sia permesso ricordare che nel nel 2018
lo scrivente pubblicò, Vita e morte del marchese di Mores Antoine Manca
(1858-1896), Condaghes editore, dove tratteggiava la figura del nobile
francese di origine sarda.
Il primo percorso della presente ricerca proponeva
una storia degli studi sulla figura di Antoine Amédée Marie Vincent Manca, De
Morès o Morès o ancora marchese di Mores, come lo chiamarono i suoi
contemporanei.
Si procedeva dunque a indagare le figure dei
genitori, Richard e Pauline Geneviève de Pérusse, duchessa des Car, con lo
scopo di mostrare i rapporti tra il primo e la Sardegna, in particolare con
Sassari e l’isola dell’Asinara, e insieme l’inserimento della coppia nella vita
mondana e sociale di Cannes.
Un terzo percorso riguardava gli anni della
formazione di Antoine Manca. I suoi genitori ebbero un peso diretto e
importante sulla sua storia. Il giovane vide, nella sua casa della cittadina
rivierasca, i feriti della guerra franco-prussiana (19 luglio 1870-10 maggio
1871): avvertì in famiglia che la débâcle francese avrebbe determinato
un’inevitabile subalternità rispetto ad altri paesi europei. La Francia stava
cambiando: dal Secondo Impero (2 dicembre 1852-4 settembre 1870) alla nascita
della Terza Repubblica (de facto 4 settembre 1870-de jure 30 settembre 1875).
L’aristocratico Antoine venne avviato alla carriera militare, un periodo della
sua vita che si rivelò turbolento e fallimentare.
Successivamente, nel 1882 Antoine investì
denaro nell’Union Générale, una banca fondata da finanziari cattolici con lo
scopo deliberato di rompere il monopolio ebraico nell’esercizio del credito,
che dovette però chiudere i battenti. Essa raccoglieva i depositi di famiglie
cattoliche benestanti e di decine di migliaia di piccoli risparmiatori.
Il fallimento della banca generò un’onda
d’urto antisemita che si propagò in tutta la Francia. Il crac era dipeso, in
realtà, da gravi errori di gestione. Ma quando si verificò, giornalisti senza
scrupoli, spesso vicini agli ambienti cattolici, lo attribuirono alle
macchinazioni di gruppi economici ebrei e della famiglia Rotschild in
particolare, descritti come personaggi inquietanti e decisi a dare l’assalto
agli interessi nazionali francesi. Da quel momento tutti i giornali a forte
diffusione, destinati a un pubblico avido di notizie sensazionalistiche,
montarono il caso, infiammando gli animi, soprattutto dei piccoli risparmiatori
colpiti in prima persona dal crollo della banca. Fu questo un altro fallimento
da parte del marchese, e fu il padre a dover ripianare i suoi debiti.
Il matrimonio con Medora Hoffman, figlia di
un ricco banchiere di Wall Street, offrì al marchese di Mores l’opportunità per
trasferirsi negli Stati Uniti d’America.
Ha qui inizio un altro percorso della nostra
ricerca. Il giovane nobile si ritrovò a New York: sotto le vesti di banchiere
esplicò pratiche di aggiotaggio per guadagnare in Borsa. Con l’aiuto del
suocero s’impegno nella grande impresa della vendita del manzo nel Territorio
del Dakota (Stato esistito dal 2 marzo 1861 al 2 novembre 1889, quando la parte
del territorio rimasta dopo le successive riduzioni fu ammesso negli Stati
Uniti d’America e fu suddiviso nei due stati del Dakota del Nord e del Dakota
del Sud), per poi rivenderlo nel mercato interno statunitense usando strutture
di refrigerazione.
Il marchese recinse i campi abitualmente
usati per il pascolo, lasciando emergere così il suo individualismo agrario e
avviando una guerra con altri personaggi del luogo.
Fondò anche una piccola cittadina di nome
Medora, in onore di sua moglie.
Conobbe qui Theodore Roosevelt, futuro
presidente degli Stati Uniti d’America. Anche questa esperienza si rivelò
fallimentare. De Morès ne dette la colpa ai commercianti ebrei e da un punto di
vista economico fu il suocero questa volta a ripianare i debiti.
Un ulteriore momento della ricerca proposta
descriveva il periodo in cui il marchese tornò a Parigi, per poi approdare a
Hong Kong, poi in India e infine in Nepal, dove fece un safari in compagnia di
altri nobili europei. Ne approfittò per prendere appunti sulla presenza
coloniale inglese in India e sull’eventuale ruolo imperialista della Francia in
quella regione.
Sulla via del ritorno incontrò alcuni suoi
commilitoni dell’École de Cavalerie de Saumur. Ascoltò la descrizione della
loro realtà e i resoconti riguardanti il loro impegno nell’Indocina francese,
accorgendosi di come la potenza francese in quei luoghi si sarebbe potuta
rafforzare se si fosse costruita una ferrovia che raggiungesse il golfo del
Tonchino. Si mise all’opera subito, ma fu boicottato, e il suo investimento si
rivelò fallimentare.
Il punto centrale del mio lavoro analizzava
in particolar modo le vicende che lo videro attivo come agitatore antisemita
dalla primavera del 1888 al 1893 in Francia.
Sulla scia dell’inquietante teorico Édouard
Adolphe Drumont., De Morès fu uno squadrista, conferenziere, scrittore di pamphlet.
e un torbido mestatore che si confuse con il movimento anarchico e con non
pochi socialisti d’allora, spacciandosi talvolta egli stesso come socialista.
Terminò il suo impegno politico in Francia a
seguito delle vicende dello scandalo di Panama, che travolse molti uomini
politici e industriali francesi durante la Terza Repubblica. In quei giorni,
peraltro, emersero i guai finanziari di Antoine Manca e giunse la richiesta del
padre di metterlo sotto tutela.
Si giunse dunque all’episodio più eclatante:
la richiesta di un finanziamento da parte del marchese al faccendiere ebreo
Cornelius Hertz. Tale vicenda mise fine alla sua attività antisemita in
Francia.
Successivamente, tra il gennaio 1894 e il
giugno 1896, si recò in Algeria. Infine, il suo progetto finale: quello di
stabilire un’alleanza franco-musulmana contro gli ebrei e in chiave anti
britannica. La morte sopravvenne per opera dei Tuareg. Tuttavia il marchese,
prevedendo possibili sventure che gli sarebbero potute accadere, si era
preventivamente occupato di addossarne la responsabilità a esponenti della
comunità ebraica tunisina.
La mia ricerca terminava ricostruendo le
giornate dei funerali del marchese, svoltisi tra Tunisi e Parigi, e le
discutibili iniziative per ricordarlo: un memorial nel nord Dakota, una
via a Garches in Francia (ultimamente cancellata) e una piazza a Cannes.
La vita del marchese Antoine Manca fu
un’esistenza totalmente fallimentare, dissipatoria e affetta da megalomania,
con l’antisemitismo a far da cemento moderno alla sua visione imperialista e
protonazista.
De Morès fu una “celebrità”
dell’antisemitismo moderno: i giornali di tutto il mondo parlarono di lui. Dai quotidiani,
soprattutto quelli statunitensi e francesi, ho tratto una parte consistente
delle fonti usate per la mia ricerca (insieme ad alcuni libri più significativi
e a documenti da me tradotti): “New York Times”, “Bismarck Tribune”, “Le Figaro”,
“Le Temps”. Anche in India e perfino in Australia rimbalzarono le notizie delle
sue azioni, e lo stesso dicasi per i giornali italiani, quali “La Stampa” e il “Corriere
della Sera”, “Il Messaggero” e “La Nuova Sardegna”. Quest’ultimo quotidiano,
peraltro, nei giorni della morte di De Morès comunicò che i suoi avi avevano
origini sarde, presso Sassari.
Quando il mio testo fu pubblicato, fu scelta
dall’ Editore una copertina con una foto di Antoine Manca, immagine presente su
Internet insieme ad altre centinaia.
Ora che il libro di Sergio Luzzatto è stato
pubblicato, colpisce proprio la copertina. É pressoché uguale a quella del mio
libro! (si vedano le copertine allegate). L’autore ha avuto comunque la bontà
di citarmi insieme ad altre nuove fonti e si inserisce in un filone
interpretativo abbondantemente arato in precedenza senza però offrire novità
sostanziali se non quella di ricordarci che il marchese di Mores “rappresentava
un mosaico di pulsioni reazionarie” e che queste pulsioni sono ancora presenti nei
giorni convulsi che stiamo vivendo.
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Ora che il libro di Sergio Luzzatto è stato pubblicato, colpisce proprio la copertina. É pressoché uguale a quella del mio libro! (si vedano le copertine allegate). L’autore ha avuto comunque la bontà di citarmi insieme ad altre nuove fonti e si inserisce in un filone interpretativo abbondantemente arato in precedenza senza però offrire novità sostanziali se non quella di ricordarci che il marchese di Mores “rappresentava un mosaico di pulsioni reazionarie” e che queste pulsioni sono ancora presenti nei giorni convulsi che stiamo vivendo.
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